• Laura Pirotta

Il potere terapeutico dell'abbraccio

Nell’abbraccio – ciò che è stato spigolo, linea interrotta, groviglio –

diventa di nuovo, come per miracolo, cerchio perfetto. (Fabrizio Caramagna)

Rita è una ragazza di 35 anni, mamma di un bel bambino e dipendente di una azienda dove lavora da anni come contabile.


A causa dei suoi trascorsi familiari molto turbolenti dettati da una difficile separazione dei genitori, Rita si è costruita una corazza sociale molto forte. Come una tartaruga, Rita si protegge con una corazza solida e quasi indistruttibile che la fa vedere agli occhi degli altri, da un lato, come una donna affidabile, integerrima e di sani principi, dall’altro, invece, come una persona rigida, che non si lascia mai andare anche in situazioni ludiche. Questo tratto di rigidità viene disegnato da Rita su un foglio come un giardino fiorito molto curato e, soprattutto, “ben recintato in modo tale che nessun estraneo possa entrare senza la mia autorizzazione”. Con il suo compagno, Rita pare quasi anaffettiva continuando, comunque, a prendersi cura di lui non facendogli mai mancare nulla dal punto di vista “materiale” ma dispensando tutto l’amore al figlio.


Dal punto di vista psicosomatico, Rita manifesta questa sua rigidità trattenendo tutto dentro di sé e soffrendo, così, di una stitichezza cronica molto fastidiosa e debilitante. Come se non bastasse, nei periodi di forte stress, alla stitichezza si aggiunge anche una forte tensione muscolare accumulata tutta su collo e spalle che sono rigide come un tocco di legno. Rita aveva decisamente bisogno di lasciarsi andare, di lasciare andare le sue tensioni e rigidità psichiche e, di conseguenza, fisiche. Un giorno Rita viene da me e mi dice: “Sai, è successa una cosa straordinaria l’altra sera. Eravamo tutti in salotto e stavamo ascoltando le canzoncine dei bambini mentre io cucinavo. Improvvisamente, il mio compagno mette una canzone d’amore e mi invita a ballare. Mi trascina in mezzo alla sala e mi abbraccia forte iniziando a ballare un lento che non ricordavo dai tempi dell’adolescenza. Solo lui mi stava abbracciando, io ferma, immobile, sembravo braccata e cercavo di capire come uscirne. Ad un certo punto, però, ho deciso di ricambiare l’abbraccio e ho stretto le mie braccia attorno alla sua schiena. Non so cosa sia successo ma, dopo questo abbraccio, sono scoppiata a piangere, un pianto di liberazione. Un vulcano di energia che mi ha invaso da testa a piedi. È stato meraviglioso nella sua semplicità e mi sono sentita molto meglio dopo”.

Rita aveva bisogno di un semplice abbraccio carico di amore e comprensione! Voleva sentirsi accettata, protetta e sicura. La sua parte più istintiva ed emotiva aveva creato una corazza protettiva contro ogni pericolo portandola sempre ad essere allerta e pronta per la reazione di lotta o fuga.

Non per altro, quando il compagno la abbraccia Rita non ricambia l’abbraccio subito ma rimane ferma, immobile, con le braccia rigide sentendosi braccata e invasa nella sua bolla. Solo successivamente Rita “depone le armi” e si lascia andare (è come se il suo cervello le avesse detto: “Ok, scampato pericolo, è il tuo compagno e viene in pace! Possiamo rilassarci”).


Ed ecco che, magicamente, Rita depone le armi e ritira la reazione di lotta o fuga rendendosi conto che nulla in quel momento le può far male. E si rilassa psicologicamente ma anche fisicamente visto che, dopo quell’abbraccio, Rita nota un miglioramento delle tensioni muscolari a carico del collo e della schiena e, magia delle magie, una “liberazione” anche dell’intestino. Tutto grazie ad un semplice abbraccio, a dimostrazione che, spesso, abbiamo la terapia a portata di mano e non ce ne rendiamo conto.

L’abbraccio è una delle manifestazioni di amore più belle che ci siano, che dispensano una dose di pienezza e centratura incredibile.

Inoltre, l’abbraccio è la manifestazione del nostro essere animali sociali, alla ricerca di appartenere ad un gruppo ma, soprattutto, di sentirci amati e apprezzati da un’altra persona. (e questo lo si è visto durante l'emergenza sanitaria COVID-19)

"Un abbraccio vuol dire “Tu non sei una minaccia. Non ho paura di starti così vicino.

Posso rilassarmi, sentirmi a casa.

Sono protetto, e qualcuno mi comprende”.

La tradizione dice che quando abbracciamo qualcuno in modo sincero,

guadagniamo un giorno di vita". (Paulo Coelho)

Esercizio: Il potere dell’abbraccio

Di seguito, ti propongo alcune domande di autoanalisi sull’abbraccio.


  • Quando hai abbracciato una persona l’ultima volta?

  • L’abbraccio è partito da te o dall’altra persona?

  • Chi era questa persona?

  • Cosa rappresenta questa persona per te?

  • Come ti sei sentito?

  • Hai fatto fatica ad abbracciare l’altra persona?

  • Come pensi si sia sentito l’altro?

  • In generale, pensi di abbracciare tanto o poco? Dai un voto da 1 a 10

  • Chi non abbracci mai e vorresti abbracciare? Perché non lo fai?

Ora che hai maggiore consapevolezza del tuo rapporto con l’abbraccio e con questa manifestazione d’affetto con le persone che ti circondano, ti propongo un esercizio.

Stila qui un elenco di persone che vuoi abbracciare e scrivi perché le vuoi abbracciare.

Ora vai e abbracciale forte. Se vuoi accompagna questo gesto con una spiegazione verbale ma, ti assicuro, che non sempre una spiegazione è necessaria. L’abbraccio dice molte più cose di tante parole.

Migliaia e migliaia di anni Non basterebbero Per dire Il minuscolo secondo d’eternità In cui tu m’hai abbracciato In cui io t’ho abbracciato. (Jacques Prévert)

Consiglio: Abbraccia il tuo albero

Anche un albero con il tronco così grande da non riuscire ad abbracciarlo

ha inizio da un delicato germoglio. (Proverbio cinese)

L’abbraccio non deve essere necessariamente fatto tra persone. Esiste, infatti, un tipo di terapia antistress che suggerisce alla persona di abbracciare un albero. Cosa alquanto bizzarra, specie se si viene visti da qualcuno (ma che ce ne importa del giudizio degli altri?), ma ti posso assicurare che funziona. Abbracciare un albero significa abbracciare la natura, la vera essenza del nostro essere. Ritornare agli albori, al nostro essere primitivo, lontano dalle fatiche della vita quotidiana, per riprendere contatto con sé stessi e “radicarsi” esattamente come fa un albero. Infatti, l’albero, a livello simbolico, rappresenta la vita, una vita che parte dalle radici fino a librarsi verso il cielo con tronco e rami più o meno robusti oltre che fiori profumati e frutti appetitosi. L’albero ci rappresenta molto di più di quanto possiamo credere tanto che, spesso, gli psicologi fanno disegnare un albero su un foglio bianco per analizzarlo poi dal punto di vista psicologico. Se ci pensi l’albero è in posizione verticale esattamente come noi e parte dalle radici (i nostri piedi) fino ad arrivare al fusto e alle foglie (il nostro corpo e la nostra testa).


Se vuoi sperimentare questa terapia, ti consiglio di andare in un parco e di scegliere il tuo albero, un albero che ti piace, che ti rappresenta, che vuoi abbracciare. Una volta che lo hai scelto, sarà lui il tuo albero e lo potrai abbracciare. Se hai vergogna di farlo perché pensi che altre persone che sono nel parco possano pensare male, hai due alternative: scegliere un albero lontano da zone di traffico pedonale o andare nel parco in orario quando ci sono poche persone come al mattino presto prima di andare al lavoro. Un’ultima alternativa (anche se non è esattamente uguale alla terapia consigliata) è quella di scegliere il tuo albero e, invece, che abbracciarlo, di osservarlo, di toccarlo con una mano, di parlarci, di stare lì in presenza sua immaginandoti le sue radici ben impiantate a terra e la sua linfa vitale che si libra verso il cielo.

Amo appoggiare la mia mano sul tronco di un albero davanti il quale passo, non per assicurarmi dell’esistenza dell’albero – di cui io non dubito – ma della mia. (Christian Bobin)


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