• Laura Pirotta

Gastrite: significato psicosomatico

La gastrite è un processo infiammatorio che intacca la parete interna dello stomaco e si può manifestare in forma acuta o cronica. Il principale responsabile della gastrite è l’infezione batterica da Helicobacter pylori, ma si possono individuare altre cause quali l’abuso di alcool e di farmaci, soprattutto antinfiammatori e antidolorifici, che danneggiano la mucosa gastrica indebolendo le barriere difensive e, con frequenza significativa, si può ricondurre l’insorgere di questa patologia ad un’origine psicosomatica. La sintomatologia tipica della gastrite prevede dolori di stomaco, bruciori, nausea e vomito, soprattutto nelle forme acute, mentre nelle forme croniche prevale il senso di saturazione dopo aver mangiato, gonfiore addominale, digestione difficoltosa con emissione gassosa (eruttazione).


La lettura psicosomatica della gastrite, deve partire dalla considerazione che il canale digestivo è l’organo privilegiato dei processi di somatizzazione perché ha il compito di metabolizzare materiale ad altissimo contenuto simbolico, quale è il cibo. Per il suo tramite, infatti, non vengono veicolati solo nutrienti ma anche, e soprattutto, atmosfere emotive. Lo stomaco, responsabile della digestione, rappresenta simbolicamente la capacità di accettazione e le problematiche che lo investono hanno a che fare con situazioni indigeribili, inaccettabili, che percepiamo come dolorose o ingiuste, generatrici di collera e capaci di scatenare un eccessivo senso di colpa. La gastrite ci parla proprio di elementi difficilmente metabolizzabili, di un qualcosa che dall’esterno è entrato in noi ma fatica ad essere integrato nell’organismo, ai limiti del rigetto. Ciò che è stato ingerito, invece di fluire nel normale processo digestivo, sosta in una sorta di “stazione di transito” perché non risulta “conforme” ad essere assimilato dall’organismo e, pertanto, richiede un lungo e doloroso processo di lavorazione.


La sintomatologia tipica della gastrite parla proprio di questa stagnazione del contenuto che non si riesce a “mandar giù” così com’è: dolore, senso di gonfiore come fosse un “troppo che stroppia”, la sensazione di voler rigettare o eruttare ciò che è entrato.

La gastrite in particolare risulta simbolicamente associata alla collera, che deriva soprattutto dalla difficoltà di accettare la realtà, percepita come conflittuale e frustrante, e che pertanto genera rabbia e aggressività. Questa caratteristica è ben descritta da espressioni metaforiche comunemente usate come: “mi fa venire il mal di stomaco” rivolta a persone o situazioni, oppure “questa cosa non l’ho proprio digerita”, o ancora “è stato un pugno nello stomaco”.


Chi soffre di gastrite ha la tendenza a tenere tutto dentro scaricando sullo stomaco la tensione accumulata: tutto ciò che non viene espresso, si trasforma in bruciore e crampi, mentre tutto ciò che risulta inaccettabile viene rifiutato con nausea e vomito, o respinto col senso di sazietà e digestione difficoltosa.


Per approfondire l’aspetto psicosomatico della gastrite è utile l’indagine introspettiva guidata dalle seguenti domande:


Cosa mi risulta difficile da accettare?

Ho a che fare con persone o situazioni indigeste?

C’è qualcosa che mi provoca un senso di disgusto, di rifiuto?

Vivo una situazione che mi “brucia”?

Ho la sensazione di subire un’ingiustizia?

Riesco ad esprimere la mia collera?


A questo livello di introspezione, incentrato sulla digeribilità, è utile affiancare un ulteriore livello esplorativo guidato da domande come:


Mi sento di poter esprimere la mia autonomia?

La mia autostima tende a vacillare?

Il senso di colpa tende ad assalirmi oltre misura e a boicottarmi?


I soggetti più esposti al rischio di gastrite si caratterizzano, infatti, per la difficoltà a raggiungere una condizione di piena autonomia, tendendo alla dipendenza affettiva dal partner o dalla famiglia di origine, dalla quale faticano simbolicamente a staccarsi. Anche a causa di questa condizione, hanno difficoltà a sviluppare un’autostima che non sia totalmente in balia di riscontri esterni. Altro aspetto caratteristico dei soggetti con tendenza alla gastrite è l’auto-boicottaggio derivante da un senso di colpa pronto ad aggredirli ogniqualvolta si paventa la possibilità di emergere. Spesso il mal di stomaco costituisce proprio l’alibi per sottrarsi a situazioni competitive, sfidanti e conflittuali e può determinare un blocco negli snodi critici tipici delle trasformazioni esistenziali.


Per disinnescare questo “ordigno” simbolico è utile investire tempo ed energie in percorsi che aiutino a strutturare e migliorare l’autostima, grazie alla quale raggiungere una maggiore autonomia e indipendenza dalle figure di riferimento e che consenta di concedersi il permesso di rifiutare richieste eccessive e fuori luogo, anche esprimendo un inequivocabile dissenso verbale.

I sintomi possono trarre beneficio dall’attività fisica che aiuta a scaricare la tensione e da rimedi naturali come tisane tiepide a base di camomilla che protegge le pareti dello stomaco e calma l’infiammazione, infusi di melissa da assumere dopo i pasti, argilla verde ventilata preparata mettendone un cucchiaino in un bicchiere di acqua tiepida, che deve sedimentare per qualche ora, in modo da separare il deposito che deve essere eliminato. Acqua e limone ha un potere alcalinizzante ed è utile a regolare il pH dello stomaco e in caso di cattiva digestione è utile aggiungere anche un pizzico di bicarbonato di sodio. Si rivelano molto efficaci anche la tisana di cannella e lo zenzero masticato fresco prima dei pasti che stimola la digestione e protegge lo stomaco dalle infiammazioni. Ottimo anche il macerato glicerinato di fico o gemmoderivato di Ficus, reperibile in farmacia ed erboristeria, il succo di cavolo o di sedano ottenuto con centrifuga o estrattore, che ha proprietà lenitive e riequilibranti e potenzia il suo effetto abbinato all’infuso di malva che vanta proprietà emollienti e calmanti.


Se soffri di gastrite, non dimenticare di preoccuparti anche delle emozioni e del tuo benessere psicologico, tenendo in considerazione l’eventualità di effettuare un percorso psicologico per meglio gestire la problematica e accelerarne il processo di guarigione.


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